Un treno sale una collina da oltre un secolo soltanto grazie all'acqua. Dei mattoni accumulano calore meglio di molte batterie. Una lingua antichissima vive ancora perché una donna, ogni pomeriggio, ne insegna i suoni ai bambini. Tre storie diverse dicono la stessa cosa: spesso non serve inventare qualcosa di nuovo, basta continuare, con costanza, senza fermarsi.
👤 LA PERSONA
Insegnare i suoni senza libri
Nel Kalahari ci sono suoni che non esistono in nessun’altra lingua del pianeta, e a saperli pronunciare è rimasta una sola persona viva.
Katrina Esau, conosciuta come Ouma Katrina, è l’ultima parlante madrelingua fluente del N|uu (il simbolo “|” rappresenta un click dentale, un suono prodotto facendo schioccare la lingua contro i denti, simile al rumore usato in italiano per esprimere disapprovazione, il classico “tsk”), la lingua di uno dei popoli indigeni più antichi dell’Africa meridionale, i San, che i linguisti fanno risalire a decine di migliaia di anni fa. Parla un sistema di oltre cento suoni diversi, tra cui quarantacinque tipi di click prodotti con la lingua contro il palato, che nessun alfabeto latino riesce a scrivere senza segni speciali. Dopo la morte di suo fratello Simon Sauls nel 2021, tra le ultime persone al mondo a parlare ancora fluentemente questa lingua, Katrina è rimasta l'unica erede di una conoscenza che venti persone della sua generazione ancora condividevano negli anni Novanta.
Il dettaglio che sorprende è che non si è limitata a parlare la lingua ma ha aperto una scuola nella sua casa a Rosedale, dove insegna il N|uu a bambini dai tre ai diciannove anni, aiutata dalla nipote Claudia, che sa leggere e scrivere mentre lei è analfabeta. Insieme, nonna e nipote, hanno costruito il primo dizionario digitale della lingua e scritto “Tartaruga e Struzzo”, il primo libro per bambini mai pubblicato in N|uu. Nel 2023 l’Università di Città del Capo le ha conferito la laurea honoris causa in letteratura orale, la prima mai assegnata a una persona che non sa leggere.
Non può fermarsi perché ogni pomeriggio di lezione è l’unica occasione al mondo in cui quei suoni passano da una bocca viva a un’altra. Un dizionario scritto o digitale conserva le parole, ma solo lei può ancora correggere la pronuncia di un bambino che sbaglia un click, nell’unico modo in cui si è sempre imparata questa lingua.
Quando lei non potrà più farlo, chi resterà ad ascoltare, per correggere?
Cosa puoi fare tu: individua una conoscenza che possiedi e che nessun libro insegna davvero bene, un gesto, un dialetto, una tecnica di famiglia, e scegli una persona più giovane a cui trasmetterla di persona. Katrina Esau ha aperto la sua casa a bambini che non erano suoi nipoti, tre pomeriggi a settimana, per vent’anni, prima di ricevere qualsiasi riconoscimento.
📍 IL LUOGO
Sale grazie a quello che scende
Una funicolare svizzera sale la collina bevendo quello che la città scarica ogni giorno, e lo fa da centoventisette anni.
Si chiama semplicemente “il Funi”, e collega la parte alta di Friburgo, dove sorge la cattedrale di San Pietro, con il quartiere basso della Neuveville, lungo il fiume Sarine. Il principio è identico a quello di molte funicolari a contrappeso costruite a fine Ottocento: la vettura in cima si riempie d’acqua, il peso la fa scendere, e attraverso un cavo trascina verso l’alto quella vuota. Ma qui l’acqua non viene mai pompata da nessuna parte. Arriva già in quota dalla rete fognaria del quartiere superiore, riempie un serbatoio da circa tremila litri sotto ogni vettura, e una volta scaricata a valle finisce direttamente in un collettore diretto al depuratore. Nessun motore e nessuna pompa. La funicolare funziona solo con la pendenza della città e la sua acqua di scarico per far scendere un vagone.
Nel 1996 un asse si ruppe, il Funi si fermò e le autorità federali dei trasporti pensarono seriamente di chiuderlo per sempre. Sostituirlo con un autobus o con un ascensore inclinato più moderno, sarebbe costato meno del restauro. La città di Friburgo disse di no. I cittadini protestarono per non perdere un pezzo della propria identità e il Comune trovò due milioni di franchi svizzeri per restaurarlo esattamente com’era, riaprendolo il 3 luglio 1998. Oggi è un bene culturale di importanza nazionale ed è ancora un mezzo di trasporto vero: chi lo prende usa lo stesso biglietto degli autobus, non un biglietto da turista.
Non è sopravvissuto per caso, né perché nessuno ha mai avuto il tempo di sostituirlo. È sopravvissuto perché, messo davanti alla scelta pratica di buttarlo, qualcuno ha deciso che valeva la pena tenerlo.
Se la soluzione più economica e più moderna fosse sempre quella giusta, cosa avremmo già smesso di salvare?
Come arrivarci in treno: Friburgo è collegata da Milano e da Zurigo con cambio, in circa quattro-cinque ore di viaggio complessivo; la stazione ferroviaria di Fribourg/Freiburg è a pochi minuti a piedi dalla stazione a monte del Funi, in Place de l’Hôtel-de-Ville. Il servizio è integrato nella rete di trasporto pubblico cittadina e funziona tutto l’anno, con partenze ogni sei minuti circa. Il momento migliore per prenderlo è la sera, quando dalla città bassa si vede la cattedrale illuminata salire insieme a te.
💡 IL BREVETTO
Una batteria di mattoni
Un mattone non sembra un’invenzione. Eppure in California un impianto industriale ne tiene impilati migliaia dentro una struttura che assomiglia a un forno, e la chiamano batteria.
Il principio è quello di una stufa a legna, spinta alle sue conseguenze estreme. Quando c’è energia rinnovabile in eccesso, nelle ore di sole pieno o di vento forte, un sistema di resistenze elettriche scalda un blocco di mattoni refrattari fino a 1500 gradi. Il calore accumulato resta dentro i mattoni con una dispersione limitata all’uno per cento al giorno. I dati sono pubblicati dall’azienda produttrice, la californiana Rondo Energy, fondata nel 2020. Quando serve il calore, l’aria che attraversa i mattoni esce a oltre mille gradi e alimenta le caldaie industriali con un’efficienza dichiarata superiore al 97 per cento.
Il limite che questa tecnologia prova a spostare è quello del calore industriale, la parte più difficile da decarbonizzare dell’intera economia. Un quarto dei consumi energetici mondiali serve infatti a produrre vapore e calore per cementifici, industria alimentare, chimica, tessile. Le rinnovabili producono energia a intermittenza, mentre l’industria pesante ha bisogno di calore continuo, ventiquattro ore su ventiquattro. I mattoni colmano lo scarto tra le due cose senza litio, cobalto o altri materiali critici necessari per le batterie tradizionali: solo argilla refrattaria e filo elettrico, gli stessi materiali usati nei forni industriali da un secolo.
Pochi lo raccontano, ma la scala del progetto è già cambiata in fretta. Infatti nell’ottobre 2025 Rondo ha acceso in California la batteria termica industriale più grande al mondo, 100 megawattora alimentati esclusivamente da un impianto solare in loco. In Europa, un finanziamento da 75 milioni di euro della BEI (Banca Europea per gli Investimenti) e di Breakthrough Energy Catalyst sta già portando la tecnologia in Germania, presso lo stabilimento chimico Covestro, e in Danimarca, nel parco industriale GreenLab.
Resta un limite onesto: la tecnologia funziona bene per calore e vapore, meno per restituire elettricità pura con la stessa efficienza delle batterie chimiche, e in Italia non risultano ancora impianti attivi di questo tipo specifico.
Cambierà qualcosa per te, la prossima volta che pensi a una batteria come a un oggetto piccolo e non a un capannone pieno di mattoni caldi?
Cosa puoi usare già adesso: il principio della batteria termica esiste già anche in versione domestica. Le batterie di calore a cambiamento di fase, come quelle prodotte dalla scozzese Sunamp, immagazzinano energia elettrica a basso costo o da pannelli solari e la restituiscono come acqua calda, in un quarto dello spazio di un normale bollitore. La tecnologia è diversa da quella dei mattoni industriali, ma l’idea di fondo è la stessa: conviene accumulare energia come calore, oltre che dentro una batteria chimica. Un impianto domestico, nei mercati dove è già diffuso come il Regno Unito, costa tra i tremila e i cinquemila euro, installazione inclusa.



