Ci sono cose progettate per durare che finiscono per avvelenarci, invece gesti fragili che salvano intere comunità. Un artigiano che non ha mai smesso di aggiustare ingranaggi, una città che ha risposto al fango della miniera con la grazia di un tombolo e un’idea che imita la natura per far sparire la plastica.
👤 LA PERSONA
È arrivato l’orologiaio
Finite le scuole professionali, il giovane Aladino Mancini, per tutti “Alino”, non vedeva l’ora di avere tempo libero per andare nella bottega di un biciclettaio in via Chiara a Empoli, a smontare meccanismi, soprattutto quelli più complicati. Fu lì che, guardandolo muovere le mani con quella precisione, qualcuno esclamò per scherzo: “È arrivato l’orologiaio”. Il soprannome gli è rimasto per settant’anni, e alla fine si è rivelato profetico.
Dalle biciclette passò ai ciclomotori, poi alle Ducati a quattro tempi, infine ai kart, tanto che costruì il terzo kartodromo d’Italia, diventando per qualche anno protagonista di quella disciplina sportiva prima di tornare alla meccanica di precisione. La sua abilità nel riparare cruscotti e orologi si era intanto fatta conoscere in tutta la città, tanto che il gioielliere Rutili lo volle nel laboratorio del suo negozio. A metà degli anni Settanta Alino si mise in proprio, in via Cellini, dove lavora tuttora ogni giorno insieme alla sua famiglia.
Nel 2025 quel negozio ha compiuto cinquant’anni di attività ininterrotta, e il Comune di Empoli gli ha conferito il Sant’Andrea d’Oro, la massima onorificenza cittadina, proprio in occasione del suo novantesimo compleanno. Il sindaco, nel motivare il premio, ha ricordato che Alino è riuscito a tramandare il suo sapere alle generazioni future, distinguendosi come commerciante affidabile e come persona capace di trasmettere fiducia con modi pacati e gentili. Alla premiazione era presente anche la presidente della Pro Loco di Empoli, autrice del libro “Il tempo ritrovato: il successo di Alino negli ingranaggi del tempo”, che ripercorre le tappe della sua vita professionale definendolo “un giovane novantenne”.
Ciò che colpisce, ripercorrendo la sua storia, è la continuità di un gesto. Le stesse mani che a quindici anni smontavano un motorino per curiosità, oggi aggiustano un movimento meccanico per la stessa identica ragione: la voglia di capire come funziona, e rimetterlo in ordine.
Quanti mestieri sopravvivono solo perché qualcuno, settant’anni dopo, prova ancora la stessa curiosità del primo giorno?
Cosa puoi fare tu: pensa a quando hai smontato o riparato qualcosa per la prima volta, non per necessità ma per pura curiosità di capire come funzionava. Se quella curiosità è ancora viva, dedicale un pomeriggio questa settimana, senza scopo pratico, solo per il piacere di rimetterla in moto.
📍 IL LUOGO
La città che ha trasformato il veleno in un merletto
I minatori di Idrija, in Slovenia, sapevano cosa rischiavano ogni volta che scendevano nei cunicoli. Per cinquecento anni, dal 1490 al 1995, la città ha vissuto della seconda estrazione di mercurio più grande al mondo dopo quella spagnola di Almadén, con cui oggi condivide il riconoscimento UNESCO come “Patrimonio del Mercurio”. L’intera regione, con i suoi paesaggi carsici e le tracce dell’attività mineraria, è oggi conosciuta anche come Idrija Unesco Global Geopark.
L’esposizione ai vapori tossici segnava la salute in modo spesso permanente, anche se il mercurio portava ricchezza a una città altrimenti isolata tra le montagne. Le gallerie, con i macchinari originali, gli spazi dove i minatori mangiavano e riposavano, i sistemi costruiti per far circolare l’aria in profondità, oggi si visitano come un museo sotterraneo che racconta ancora quella vita sospesa tra guadagno e rischio. Mentre gli uomini lavoravano sottoterra, le donne e i bambini di Idrija impararono un mestiere che si poteva fare restando in casa, al sicuro, e che portava comunque un reddito alla famiglia. Nacque così il merletto a tombolo, per necessità economica.
La scuola di merletto della città, attiva dal 1876, ha festeggiato nel 2026 i centocinquant’anni di attività ininterrotta, ed è la scuola di merletto a tombolo più antica al mondo ancora in funzione. Il merletto di Idrija è diventato il primo prodotto artigianale sloveno a ottenere lo status di Indicazione Geografica protetta a livello europeo.
La miniera ha chiuso nel 1995, quando il prezzo del mercurio è crollato e i rischi sanitari sono diventati insostenibili. La città ha continuato a raccontare la propria storia attraverso il museo, attraverso le gallerie aperte al pubblico, e soprattutto attraverso un gesto che si tramanda ancora di madre in figlia.
Quando un mestiere nato per necessità sopravvive alla necessità stessa, cosa lo tiene ancora in vita?
Come arrivarci in treno: da Milano un treno diretto raggiunge Trieste in circa quattro ore; da Trieste un treno Eurocity porta a Lubiana in circa due ore e quarantacinque minuti, con un solo collegamento al giorno da pianificare in anticipo; da Lubiana un autobus Nomago raggiunge direttamente Idrija in circa un’ora.
💡 IL BREVETTO
L’alga che non voleva essere plastica
In un laboratorio nato all’Imperial College di Londra, un piccolo gruppo di ricercatori lavora dal 2014 per sostituire la plastica con le alghe marine. Un’idea che allora sembrava poco più di un esperimento universitario è oggi una società certificata, con circa cinquanta dipendenti e oltre trentacinque milioni di sterline raccolte in finanziamenti.
L’azienda si chiama Notpla, contrazione di “not plastic”, e il suo primo prodotto diventato virale erano piccole bolle commestibili e biodegradabili, ricavate dalle alghe senza modificazioni chimiche, capaci di contenere acqua o bevande sportive. Furono distribuite ai maratoneti di Londra nel 2019, al posto delle solite bottigliette di plastica.
La stessa tecnologia è stata poi applicata a rivestimenti impermeabili per scatole da asporto, oggi in uso in importanti stadi europei, dove ha già sostituito oltre 21,5 milioni di pezzi di plastica monouso. Nel 2023 il rivestimento ha ottenuto il riconoscimento del governo olandese come unico imballaggio alimentare sul mercato a qualificarsi davvero come “non plastica” secondo la direttiva europea sulla plastica monouso.
A gennaio 2026 l’Unione Europea le ha assegnato quattro milioni di euro, in consorzio con quattordici partner tra cui l’Università di Ferrara e lo University College di Londra, per sviluppare bicchieri da caffè completamente compostabili in casa. Una prima versione è già stata testata in Brasile, in collaborazione con un’azienda di riciclo locale e un piccolo torrefattore, con un rivestimento interno di alghe e una minima quantità di adesivo convenzionale; una seconda versione, con adesivo interamente naturale, è già in fase avanzata di sviluppo. L’obiettivo dichiarato dall’azienda è sostituire almeno cento milioni di pezzi l’anno di bicchieri di plastica.
Il meccanismo alla base di tutto resta lo stesso dal 2014: usare un materiale pensato per sparire, come sparirebbe un’alga lasciata su una spiaggia, non per durare per sempre come la plastica convenzionale.
Cambierà qualcosa per te, la prossima volta che getti un bicchiere di plastica senza pensarci?
Cosa puoi usare già adesso: i contenitori da asporto rivestiti di alghe si possono ordinare online direttamente dal negozio Notpla, a partire da poche decine di euro per una confezione da più pezzi. Per ora restano più adatti a chi gestisce un piccolo catering o una gastronomia che al singolo acquisto occasionale.



