Oggi è capodanno, il mio. Ho scelto di festeggiare il primo giorno dell’anno 80 con il pensiero a Otello e Maria che, ottant’anni fa, brindavano al mio primo giorno di vita a Foro Cassio. Un luogo, scelto allora per sfuggire alla guerra, ma con una storia antica che arriva fino ad oggi: la racconto in una nota speciale qui sotto. Forocassio è l’origine e l’ispirazione di questo nuovo progetto. Nasce per cercare e condividere testimonianze di chi non si arrende al tempo che passa.
Come un luogo anche una persona resta viva se ha uno scopo. Dopo gli studi classici, ho attraversato l’intera evoluzione digitale: dalle schede perforate degli anni ‘60 fino all’intelligenza artificiale di oggi. Tutto mi ha insegnato che, per tenere la mente lucida e il corpo attivo, serve sempre un obiettivo.
La filosofia
L’immunologo britannico William Frankland morì a 108 anni. Alla domanda sul segreto della sua longevità rispondeva sempre con la stessa frase: “Non smettere di vivere.” Ultracentenario, non curava i pazienti per necessità ma lo faceva per avere uno scopo. Il sistema nervoso risponde allo scopo, non all’età.
La vecchiaia arriva davvero, quando ti arrendi. Quando perdi la curiosità, quando smetti di imparare, quando cominci a vivere per pura abitudine. Non è solo una sensazione: chi ha un forte senso di scopo vive più a lungo, e di molto. Lo confermano molti studi condotti sul tema.
Quando abbiamo un compito preciso, un impegno intellettuale, relazioni vive, il corpo ritrova equilibrio perché ha un obiettivo da raggiungere, anche solo con il pensiero.
Mai Senza un Progetto nasce da qui. Non come soluzione a un problema ma come pratica quotidiana di resistenza contro il tempo che passa.
La newsletter
Ogni sabato mattina: tre storie vere, cercate a fondo, verificate nelle fonti, curate e raccontate personalmente. Tre sezioni: sempre le stesse, dedicate a persone, luoghi e scoperte che non si arrendono al limite del tempo:
La Persona. Scienziati, artigiani, inventori, artisti con più di 70 anni ancora in piena azione. Non celebrità, non politici ma persone che portano avanti sfide reali contro il limite dell’età. Per ognuno cerco dettagli inaspettati, verifico le fonti e aggiungo una considerazione finale che emerge da quella storia.
Il Luogo. Stazioni ferroviarie, edifici e infrastrutture dimenticate ma sopravvissute al tempo che oggi possiamo riscoprire con la lente di un viaggio lento. Metto sempre in evidenza la storia invisibile più dell’architettura. La sezione si conclude con indicazioni pratiche per come e quando arrivarci preferibilmente in treno. E’ proprio la passione per i treni che mi ha ispirato il logo di questo progetto: la ruota di una locomotiva storica.
Il Brevetto. Scoperte e invenzioni poco raccontate in italiano e già disponibili oggi. Niente super intelligenze digitali, niente fusione nucleare, niente auto volanti: solo innovazione tangibile, quella che risolve problemi concreti. Numeri reali, limiti onesti e applicazioni pratiche per stimolare la nostra curiosità e voglia di continuare ad imparare.
NOTA SPECIALE
Foro Cassio, dove tutto è cominciato.
Duemila anni fa, lungo la Via Cassia, chi viaggiava verso Roma si fermava a Forocassio (nel territorio dell’attuale Comune di Vetralla) per cambiare i cavalli, riposare e ripartire. Era una stazione di sosta organizzata lungo la Cassia, per ospitare funzionari e dignitari in viaggio con il loro seguito: stalle, una piazza per il mercato, bagni e servizi pubblici a disposizione di chi si fermava. Una mansio romana, l'antesignana delle moderne aree di servizio autostradali. Ma non era solo funzionale. Studiosi del Seicento e del Settecento, descrissero un complesso termale con pavimenti a mosaico, edifici con colonne, pareti dipinte, sculture in marmo: un'eleganza inaspettata per una semplice tappa di viaggio.
Il luogo, situato a quarantaquattro miglia romane da Roma, compare nei tre grandi itinerari dell’antichità arrivati fino a oggi: la Tabula Peutingeriana, l’Itinerarium Antoninii e la Cosmografia dell’Anonimo Ravennate. Non un punto qualsiasi, dunque, ma una tappa segnata con precisione sulle mappe di chi percorreva quella strada.
Poi Roma cadde, la Via Cassia perse importanza, e il luogo si svuotò. Ma lo scopo di Forocassio non finì, cambiò forma. Già nel IX secolo i documenti papali citano una “massa di Forum Cassii”, e la chiesa, che ancora oggi porta questo nome, sorse, probabilmente attorno al X secolo, sulle rovine della vecchia stazione romana, per diventare un ospizio per pellegrini.
Nel 990 l’arcivescovo di Canterbury Sigerico, in viaggio verso Roma, annotò questa tappa nel suo diario di pellegrino con il nome di “Furcari”, ovvero Forcassi, come nei documenti papali ma in grafia medievale. Il nome del luogo non ha mai smesso di essere usato, ha solo cambiato pronuncia nel tempo. Quel luogo rivive ancora oggi lungo la Via Francigena il cui tracciato, nel tratto dell’Italia centrale, ricalca in buona parte l’antica Via Cassia. Chi cammina verso Roma passa ancora, forse senza saperlo, sugli stessi passi di chi si fermava qui duemila anni fa.
Negli anni Settanta, la sezione locale dell'Archeoclub, iniziò una battaglia di sensibilizzazione per salvare il complesso dall'abbandono, ma il vero recupero arrivò più tardi, guidato dal Comune di Vetralla e concluso nell'aprile 2022 con la prima apertura al pubblico. Oggi la chiesa, che conserva ancora affreschi, attribuiti da alcuni, a un giovane Masaccio di passaggio verso Roma nell’anno giubilare 1423, è visitabile nei weekend e nei giorni festivi.
Stazione di sosta romana, poi ospizio medievale già noto ai pellegrini di mille anni fa, poi una rovina quasi perduta, oggi restaurato: Forocassio non ha mai smesso di avere uno scopo.


