Nelle storie di oggi incontriamo un cacciatore di stelle che non dorme mai, una ferrovia che attraversa la savana contro ogni logica economica e una molecola che ridisegna la mappa della medicina mondiale. Tre modi diversi di ribellarsi al limite e scegliere di non fermarsi.
👤 LA PERSONA
Mille galassie a notte
Koichi Itagaki aveva sessant’anni quando ha deciso che le arachidi potevano aspettare. Guidava l’azienda di famiglia, che confezionava snack di arachidi e altra frutta secca in monoporzioni, un lavoro rispettabile e sicuro, ma da ragazzo aveva visto un coetaneo scoprire una cometa con un telescopio costruito in casa, e quell’immagine non lo aveva più lasciato. Ha passato le redini ai figli e si è costruito, uno dopo l’altro, tre osservatori sparsi tra le colline giapponesi, ognuno con la propria cupola d’acciaio.
Ogni sera, dopo cena con la moglie, sale in collina. Nella sua postazione, una baracca con un letto, un microonde e una decina di monitor, controlla sette telescopi collegati a tre siti diversi a centinaia di chilometri l’uno dall’altro. Ogni notte gli strumenti passano in rassegna circa mille galassie, due scatti da quindici secondi ciascuna, cercando un punto di luce che la sera prima non c’era.
Il numero delle supernove scoperte, ormai oltre 170, di cui l’ultima confermata nel 2026, non è il punto. Il punto è che ognuna di quelle luci, se in quella notte nessun telescopio è puntato lì, sparisce per sempre senza che nessuno l’abbia vista accendersi. I grandi programmi automatizzati delle agenzie spaziali coprono milioni di oggetti, ma non tutti, non sempre, non ogni notte. Itagaki sì, osserva e fotografa ogni notte. Tra i visitatori delle sue notti in collina ci sono solo un gatto randagio a cui lascia da mangiare e qualche cane procione, parente della volpe, che si affaccia guardingo dal bosco.
Itagaki conserva ancora il ritaglio di giornale di sessant’anni fa che raccontava la scoperta di quella sua prima cometa. Non lo ha mai tolto dalla parete.
Cosa succede il giorno in cui il cielo, per una notte, resta senza nessuno che lo guardi in quel modo appassionato?
Cosa puoi fare tu: scegli una cosa che ti appassionava da ragazzo e che hai messo da parte per il lavoro. Non serve costruirci un osservatorio. Basta dedicarle un’ora fissa, sempre la stessa, ogni settimana, per tre mesi, e vedere cosa succede.
📍 IL LUOGO
Il treno che si è rifiutato di morire
Negli anni Settanta la Cina costruì, in soli cinque anni, 1.860 chilometri di binario attraverso alcune delle terre più difficili dell’Africa orientale. L’obiettivo era liberare lo Zambia dalla dipendenza economica dai porti della Rhodesia e del Sudafrica dell’apartheid. La chiamarono, fin da subito, la Ferrovia della Libertà. Sessantaquattro operai cinesi morirono nella costruzione, secondo i registri ufficiali della ferrovia stessa, e nel luglio 2026 Tanzania, Zambia e Cina si sono ritrovati per ricordare il loro sacrificio.
Per vent’anni la linea ha rischiato di morire davvero. Il traffico merci è calato, i bilanci sono andati in rosso, i binari si sono deteriorati fino a quando, nel 2024, il servizio passeggeri è stato sospeso del tutto. Sembrava la fine di una bella storia.
Poi qualcosa si è mosso. Il 10 febbraio 2026 il treno è ripartito, con una sola corsa a settimana per direzione, ed è in corso un piano di rilancio da un miliardo e quattrocento milioni di dollari per rimettere in sesto l’intera linea. Non è solo memoria storica: per chi vive lungo il tracciato, tra Dar es Salaam e il Copperbelt zambiano, quel treno resta l’unico modo per attraversare il confine con un carico pesante che nessun autobus accetterebbe. La vita quotidiana di chi non ha molte alternative dipende dalla raccolta del mais, trasportato dal treno in sacchi da cinquanta chili dall’altra parte della frontiera per essere venduto.
La ferrovia attraversa per lunghi tratti il Parco Nazionale Nyerere, quasi disabitato, tra elefanti e savana che nessun altro treno al mondo percorre con la stessa costante lentezza.
Quante infrastrutture nate per un motivo politico, con gli anni, sopravvivono solo perché qualcuno, ogni giorno, ne ha ancora bisogno per vivere?
Come arrivarci in treno: si parte dalla stazione di Dar es Salaam, in Tanzania, per un viaggio di circa quaranta ore fino a New Kapiri Mposhi, in Zambia, attraversando il Parco Nazionale Nyerere. Il servizio è settimanale, non quotidiano. Il periodo migliore è la stagione secca, tra giugno e ottobre, quando la visibilità sulla savana è massima e l’esperienza unica.
💡 IL BREVETTO
Il farmaco che nessuno si aspettava dall’India
L’agenzia statunitense che autorizza farmaci e alimenti, la FDA, ha approvato nel maggio 2026 un nuovo antibiotico contro alcune delle infezioni più difficili da curare al mondo: quelle causate da batteri che hanno imparato a disattivare quasi ogni farmaco disponibile.
Si chiama Zaynich, ed è la combinazione di due molecole: un antibiotico già noto, il cefepime, e una seconda sostanza, lo zidebactam, che funziona come un grimaldello. Il vero bersaglio non è il batterio in sé, ma lo scudo chimico che il batterio produce per disattivare l’antibiotico. Quando quello scudo salta, il cefepime torna a funzionare come deve. In uno studio clinico internazionale su 530 pazienti ricoverati in 64 centri tra Stati Uniti, Europa, America Latina, Cina e India, il farmaco ha guarito o migliorato l’89 per cento dei pazienti, contro il 68,4 per cento di chi ha ricevuto meropenem, il trattamento di riferimento fino a oggi.
Resta un farmaco per l’ospedale, non una pillola che si compra in farmacia. È stato approvato negli Stati Uniti, ma il lancio commerciale vero e proprio, quello che lo rende disponibile nei reparti, è previsto solo nei mesi successivi all’approvazione.
Cambierà qualcosa per te? Probabilmente non lo saprai mai, a meno che un giorno tu o qualcuno a cui vuoi bene non vi troviate in un letto d’ospedale con un’infezione che fino a ieri sembrava incurabile.
Cosa puoi usare già adesso: niente, ed è onesto dirlo chiaramente: Zaynich non è acquistabile da nessuno, non è ancora presente in nessun ospedale, nemmeno negli Stati Uniti dove è stato approvato. È una riserva clinica futura, non una cura disponibile oggi. Quello che puoi fare fin da ora è ricordarti che esiste, con un meccanismo diverso da quello dei farmaci precedenti: un’informazione da portare con sé per quando, tra qualche mese, diventerà davvero disponibile.



