A volte per andare avanti bisogna fare un cerchio perfetto dentro la roccia ed uscire più in alto. Me lo ha insegnato questa settimana la ferrovia più strana d’Italia. Ma è lo stesso principio che ho trovato nel sangue dei centenari siciliani e in un pannello che produce acqua dal deserto. Non si supera il limite con la forza. Lo si aggira con intelligenza e con pazienza.
👤 LA PERSONA
Il sistema immunitario è diplomatico
Da decenni Calogero Caruso bussa alle porte dei centenari siciliani per prelevare un campione di sangue.
Caruso è un immunologo palermitano e cerca una risposta a una domanda solo apparentemente semplice. Perché alcune persone vivono fino a cento anni, ci arrivano con la mente lucida e senza le malattie croniche che devastano quasi tutti gli altri? Cosa hanno nel sangue che gli altri non hanno?
La risposta che ha trovato, dopo decenni di campioni prelevati in case di Palermo, Agrigento e nei paesi dell’entroterra siciliano, è diversa da quella che si aspettava. Il sistema immunitario dei centenari è flessibile prima ancora che forte. Con gli anni il sistema immunitario di quasi tutti tende a lasciare acceso una specie di allarme a bassa intensità, un’infiammazione leggera e continua che consuma i tessuti a poco a poco ed è legata a molte malattie della vecchiaia. Quello di molti centenari si è riorganizzato. Continua a fare la guardia contro infezioni e tumori, ma tiene l’infiammazione sotto controllo, bilanciando i segnali che accendono l’allarme con quelli che lo spengono. Sa adattarsi a quello che la vita gli mette davanti invece di reagire a tutto con la forza. Più che un guerriero, è un abile diplomatico.
Caruso studia anche i loro figli. Sono persone tra i settanta e gli ottant’anni, con un genitore vissuto oltre cent’anni. Ha una ragione precisa. I centenari sono pochi e difficili da confrontare con altri coetanei, mentre i loro figli hanno una generazione in meno e si possono mettere accanto a persone della stessa età i cui genitori sono vissuti una vita di durata normale.
Con altri gruppi di ricerca italiani ha confrontato quasi quattrocento persone, tra Palermo, Bologna, Milano, Firenze e Parma. In media i figli dei centenari stanno meglio dei loro coetanei, con cuore e difese immunitarie in condizioni migliori, e in alcuni esami del sangue le loro difese appaiono più giovani della loro età. La longevità sembra correre in famiglia, e i geni sono probabilmente solo una parte della storia, perché chi arriva a cent’anni con ogni probabilità trasmette ai figli anche abitudini più sane. Per questo Caruso li considera un modello prezioso di invecchiamento in salute. A quell’età lo stile di vita può ancora cambiare le cose.
Qui entra in gioco l’epigenetica. Sopra il DNA ci sono dei segni chimici che decidono quali geni restano accesi e quali si spengono. Il DNA è lo stesso per tutta la vita, i segni invece cambiano, e cambiano anche in base a come viviamo, per esempio a cosa mangiamo, a quanto ci muoviamo, al fumo e all’alcol. Da questi segni si può stimare un’età biologica, che non sempre coincide con quella dell’anagrafe. In uno studio su famiglie italiane di longevi, chi aveva superato i 105 anni risultava più giovane di quasi nove anni rispetto alla sua età, e i loro figli di circa cinque anni rispetto ai coetanei. I geni pesano più o meno per la metà. Il resto dipende dall’ambiente e dallo stile di vita.
Nel 2025 uno studio firmato anche da lui ha indicato Caltabellotta, un paese di montagna in provincia di Agrigento, come una possibile nuova zona di longevità straordinaria, un’area dove tante persone arrivano a età molto avanzate in buona salute, come in Sardegna. Oggi Caruso è professore emerito all’Università di Palermo e continua a lavorare. A maggio 2026 era a Roma, a un grande incontro internazionale sulla longevità, a spiegare ai colleghi di tutto il mondo cosa ha imparato dai centenari siciliani. La sua domanda non ha ancora una risposta definitiva.
Cosa puoi fare tu: parlando dei centenari di Caltabellotta, Caruso indica due abitudini comuni. Si muovono molto ogni giorno e mantengono forti legami sociali anche da anziani. Scegline una e rendila fissa questa settimana, per esempio venti minuti di cammino ogni giorno oppure una telefonata a una persona che senti di rado. Le ricerche sull’invecchiamento associano a un’età biologica più bassa anche uno stile di vita attivo. Sono scelte che si possono fare a qualsiasi età.
📍 IL LUOGO
Il Gottardo dell’Umbria
Dentro una montagna dell’Appennino umbro c’è un cerchio che nessuno vede dall’esterno, un tunnel che il treno percorre in tondo per uscire più in alto di dove era entrato.
Nel 1912 i comuni dell’Umbria centrale firmano un contratto con una società ferroviaria e chiamano un ingegnere svizzero. Erwin Thomann ha già costruito la ferrovia del Lötschberg, e sa come far passare un treno attraverso le Alpi. Lo portano in Valnerina e gli chiedono di collegare Spoleto a Norcia attraverso gli Appennini.
Thomann guarda il terreno e capisce che non si può andare in linea retta. Il dislivello è troppo alto, le pendenze sarebbero impossibili. Allora decide di fare come nelle Alpi svizzere: il treno entra in galleria, compie un giro su se stesso all’interno della montagna ed esce più in alto, praticamente un cerchio nascosto dentro la roccia. I lavori iniziano nel 1913 e, rallentati dalla Prima guerra mondiale, si concludono solo nel 1926, tredici anni dopo. Su un terreno tra i più difficili dell’Appennino vengono completati 51 chilometri di tracciato con 19 gallerie, 24 tra ponti e viadotti realizzati su pendenze che raggiungono fino a 45 per mille. La nuova ferrovia apre il 1° novembre 1926 e il primo treno passeggeri la percorre dentro la montagna.
La chiamano subito “il Gottardo dell’Umbria” e dura in esercizio per 42 anni. Poi, il 31 luglio 1968, viene chiusa perché il traffico è calato e le strade hanno vinto sui binari, ma il tracciato rimane. I binari vengono smontati, ma le gallerie restano, i viadotti restano e il giro a spirale dentro la montagna resta in attesa di un nuovo uso.
Nel 2016 il terremoto di Norcia colpisce duramente il territorio e il vecchio tracciato ferroviario non è immune e alcune gallerie subiscono danni strutturali. Ma il lavoro di recupero non si ferma. Infatti il recupero procede tratto per tratto. Oggi i tratti già recuperati vengono percorsi da chi pedala nel buio in quelle gallerie, esce più in alto e, senza rendersene conto, compie lo stesso movimento che Thomann aveva calcolato cent’anni prima.
Quante altre soluzioni pensate un secolo fa aspettano solo che qualcuno le rimetta in uso?
Come arrivarci in treno: da Roma un treno regionale porta a Spoleto in circa un’ora e mezza, ed è il punto di partenza del tracciato originale. Da Spoleto si pedala o si cammina fino alla stazione di Caprareccia, dove il tratto aperto finisce e la lunga galleria del valico si aggira con un bypass sulla strada statale 395. Porta una luce frontale, perché le gallerie non sono illuminate. Per Norcia c’è Norcia Link di Trenitalia, treno fino a Spoleto e poi bus, circa un’ora.
💡 IL BREVETTO
Acqua dal nulla nel deserto
Il problema dell’acqua potabile è sempre stato lo stesso. Devi trovarla, portarla, purificarla. Serve un fiume, o una falda, o un acquedotto. Serve un’infrastruttura. E dove l’infrastruttura non esiste, per circa due miliardi di persone nel mondo, non esiste nemmeno l’acqua sicura.
Nel 2014 Cody Friesen, professore di ingegneria dei materiali all’Arizona State University, brevetta un pannello che sfrutta il sole per trasformare l’umidità dell’aria in acqua potabile.
All’interno del pannello c’è un materiale igroscopico ingegnerizzato, capace di assorbire umidità anche quando è bassissima. Il sole scalda il pannello, l’umidità raccolta evapora, si condensa in un circuito chiuso e finisce in un serbatoio. L’acqua viene poi mineralizzata con calcio e magnesio prima di arrivare al rubinetto. Acqua potabile certificata, senza collegamento alla rete, senza pozzi, senza trasporto. Funziona anche dove l’aria è molto secca, come nel deserto dell’Arizona.
Un pannello produce in media 2-5 litri al giorno. Un sistema base da due pannelli garantisce 4-10 litri giornalieri a seconda dell’irraggiamento e dell’umidità locale.
Il sistema è installato in oltre 50 paesi, dalle famiglie della Navajo Nation in Arizona alla Samburu Girls Foundation in Kenya. Nel 2022 l’azienda ha annunciato un nuovo round da oltre 130 milioni di dollari, e tra i suoi investitori ci sono Breakthrough Energy Ventures e BlackRock.
I limiti onesti riguardano il costo, circa 2.000-3.000 dollari per ogni pannello. In Europa non esiste ancora una rete di distribuzione residenziale attiva, e la produzione dipende comunque dall’irraggiamento solare. Funziona meglio nelle zone aride e soleggiate.
Il limite che questa tecnologia sposta è universale, anche se il modo in cui ti riguarda dipende da dove vivi. Cambierà qualcosa per te?
Cosa puoi usare già adesso: SOURCE Hydropanel è già operativo in decine di paesi, tra progetti umanitari, comunità isolate e strutture ricettive. Per uso residenziale in Italia non risulta ancora un canale di vendita strutturato. Il sito source.co raccoglie richieste per progetti commerciali e istituzionali. Vale la pena tenerla d’occhio.



